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A grande richiesta ecco come rivedere il V3Day per intero.

La manifestazione Vday non si è svolta solo a Genova ma in tutta Italia grazie alle tante dirette in tante piazze italiane.
E' stato un grande momento di aggregazione pieno di sorprese.
Chi impossibilitato a recarsi a Genova o nelle tante piazze ha avuto modo di seguire la diretta streaming del V3Day da casa seguendo il canale ufficiale del M5S La Cosa oppure utilizzando il player che segue:

NDR
Rivedi il V3Day recandoti a fondo pagina




Per visualizzare il player a schermo intero fai click sull' icona in basso a destra.


Per andare OLTRE e creare un mondo nuovo, solidale.

OLTRE un informazione asservita ai partiti che ci pone al 69° posto per la libertà di stampa e mente ai cittadini. OLTRE una crescita insostenibile. 

La manifestazione è gratuita. Puoi contribuire al finanziamento di OLTRE inviando una donazione. Gli ospiti si alterneranno sul palco a partire dal pomeriggio.


Beppe Grillo ha scritto :

Il terzo VDay inizierà alle 11 con i migliori musicisti liguri. Io parlerò alle 14. Sul palco dopo di me ci saranno ospiti internazionali che spiegheranno come un nuovo mondo sia possibile per l' energia, l' ambiente, la giustizia, la felicità.


Il V3Day è reso possibile dalle donazioni dei partecipanti.





M5S ha scritto :



Domenica 1° dicembre 2013, piazza della Vittoria a Genova si terrà il 3° Vday.

Il 1° fu a Bologna, l'8 settembre 2007. Parlamento Pulito. Raccogliemmo 350.000 firme per cambiare la legge elettorale, massimo di due mandati, scelta del candidato, fuori dal Parlamento i condannati in via definitiva. Nessuno ritenne di discuterla, né il pdl né il pdmenoelle che la lasciarono decadere dopo due legislature.

Il 2° Vday si tenne a Torino il 25 aprile del 2008 per un'informazione libera senza finanziamenti pubblici e senza l'ingerenza dei partiti. Raccogliemmo 1.400.000 firme. Nessuno ritenne di ascoltare i cittadini. Allora, abbiamo deciso di entrare in Parlamento e fare noi quella pulizia che loro non avrebbero mai fatto.

A febbraio 2013 il M5S è stato il movimento più votato. Per bloccarci hanno fatto le larghe intese, tradendo il voto degli elettori.

Ricordate?

Il grido elettorale del pdmenoelle era "Smacchiamo il giaguaro". Per eliminarci dalle decisioni parlamentari hanno fatto un blocco unico, governo e opposizione. Stesse facce, stesse razze. Così, a capo delle commissioni hanno messo Sel e Lega, che si erano presentati per governare con le coalizioni guidate da Bersani e Berlusconi e poi gli hanno fatto opposizione.

Il tutto è ridicolo se non fossimo di fronte alla negazione completa della democrazia e all'annullamento della volontà dell'elettore.

Il M5S poteva cambiare l'Italia e risparmiarci questa lenta agonia. Gli è stato impedito in ogni modo. Per la prima volta nella storia repubblicana un presidente si è fatto rieleggere una seconda volta dopo aver ripetutamente negato di volerlo fare. Napolitano è stato eletto da Berlusconi di cui ovviamente sapeva ogni pendenza giudiziaria, ma per il Sistema qualunque compromesso (sordido?) è meglio del cambiamento.

Poteva essere eletto Rodotà, proposto dal M5S, ma era troppo pericoloso. E, dopo le elezioni, si sono aperte le cateratte degli ascari dei giornali e delle televisioni. Hanno usato ogni possibile accusa e diffamazione contro i "grillini", come in tempo di guerra, senza scrupoli, con un bombardamento mediatico mai visto prima.

Il problema dell'Italia in questi mesi è diventato il populismo del M5S.

Noi siamo i colpevoli, ma colpevoli di onestà di fronte a dei farabutti. Non abbiamo scelta. Dobbiamo andare oltre.

Andare al governo e liberarci di questi incapaci predatori che hanno spolpato l'Italia negli ultimi vent'anni.

Non si salva nessuno, politici, grandi industriali, giornalisti, burocrati, banchieri. Queste persone hanno fatto fallire il Paese e ancora si presentano all'opinione pubblica facendo passerella. Bisogna andare oltre. Oltre la finanza. Oltre i partiti. Oltre le Istituzioni malate. Oltre un' informazione disgustosa. Oltre questa Europa senza capo né coda. Dobbiamo immaginare una nuova frontiera. Dobbiamo vedere la realtà con nuovi occhi, aprirci la strada verso il futuro. Noi non molleremo mai, è bene che loro lo sappiano. Vogliamo vincere le prossime elezioni, a iniziare da quelle europee.

La prossima volta per impedirci di andare al governo dovranno mandare i carri armati. In alto i cuori. A Genova!

 
Fonte: V3Day


Rivedere il V3Day

La modesta proposta di Beppe Grillo


Beppe Grillo ha scritto :

Oggi, giorno 1/12/2013, i 200.000 di Genova, la mia città, mi hanno commosso. E' stata una partecipazione popolare straordinaria, nonostante il freddo e la tramontana, a un evento reso possibile da 11.464 cittadini che hanno contribuito spontaneamente donando 257.767,77 euro. Questa giornata non la dimenticherò mai. Un grazie ad ognuno di voi. Grazie Genova!

I 7 punti della modesta proposta di Beppe Grillo:

  1. Referendum per la permanenza nell'euro;

  2. Abolizione del Fiscal Compact;

  3. Adozione degli Eurobond;

  4. Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all'adozione di un Euro 2;

  5. Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio;

  6. Finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni;

  7. Abolizione del pareggio di bilancio.



Gianroberto Casaleggio e la democrazia diretta



Gianroberto Casaleggio ha scritto:

Voglio dirvi due cose. La prima è che sono un populista. Sono orgoglioso di essere un populista e di essere insieme a decine di migliaia di populisti. Un'altra cosa è che il potere deve tornare al popolo. Le persone nelle istituzioni devono ascoltare il popolo, non possono essere sopra la volontà popolare. Noi abbiamo cercato e stiamo cercando di introdurre dei concetti che abbiamo ribattezzato democrazia diretta, però in Italia non c'è neppure la democrazia. La democrazia in questo Paese è inesistente. Siamo in un Paese in cui i referendum non vengono accolti, vengono deviati, il loro significato viene annullato. Un Paese in cui abbiamo delle leggi popolari che non vengono discusse in Parlamento, in cui noi non possiamo decidere il nostro deputato o senatore. Stiamo parlando di una partitocrazia. Questa partitocrazia deve finire con i nuovi strumenti di partecipazione popolare, che vuol dire referendum non soltanto abrogativi, ma anche propositivi, vuol dire la possibilità di discutere le nostre leggi con i nostri parlamentari che mandiamo NOI in Parlamento, non i segretari dei partiti.
C'è una frase di Marco Aurelio che mi piace molto. Marco Aurelio disse che "Ciò che non è utile per l'alveare non lo è neppure per l'ape". Noi dobbiamo ricostruire il senso di comunità in questo Paese, se no non ne veniamo fuori. In alto i cuori!

 


Micah White e Occupy Wall Street

Micah White è un attivista statunitense, tra i fondatori del movimento Occupy Wall street. È stato direttore della rivista canadese Adbusters, che si occupa di mediattivismo e di critica al sistema capitalistico. Ha fondato un’agenzia di consulenza specializzata nei movimenti di protesta sociale che realizza campagne per organizzazioni non profit e associazioni. Vive con sua moglie in Oregon.


Micah White ha scritto:

Ciao a tutti gli amici del MoVimento 5 Stelle! Il Movimento Occupy Wall Street è orgoglioso di tutti voi. Questo è un momento storico, infatti noi siamo parte di una storia che si sta svolgendo adesso, del destino umano. Al momento il M5S è il più importante movimento sociale al mondo. Siete voi che ci state mostrando la strade dove andare, la direzione. E adesso vi voglio spiegare perché il vostro movimento è così importante. Noi siamo come il popolo eletto, siamo i prescelti, i prescelti per creare una nuova realtà. Ci troviamo davanti a tre grosse sfide, che hanno bisogno di soluzioni urgenti.
La prima è la catastrofe finanziaria. E infatti la finanza globale è al declino. Il capitalismo globale sta finendo, perché ha fallito nel suo compito di distribuire le risorse a tutti.
Il problema numero due è la catastrofe ecologica. La Terra sta morendo, è nostro compito evitarlo e risolvere questo grosso problema.
Il terzo problema è la catastrofe spirituale, la crisi culturale. La crisi dell’immaginazione, della fantasia, l’immaginazione e la creatività che ci permetta di risolvere i grossi problemi.
Il Movimento 5 Stelle ha in mano le chiavi, ha in mano le chiavi per risolvere questi problemi! La chiave è andare oltre a dimostrare sulle strade, nelle strade, e dobbiamo vincere le elezioni! Per risolvere la catastrofe finanziaria dobbiamo distruggere la stretta paralizzante che il denaro ha sulla politica. E noi diciamo "il denaro fuori dalla politica". Noi crediamo nella democrazia dei popoli, non nella politica del denaro. Noi dobbiamo costruire un movimento che possa vincere le elezioni in tutti i paesi del mondo. Noi vogliamo che il MoVimento 5 Stelle vinca le elezioni non solo in Italia, ma anche in America! Abbiamo bisogno di un movimento che vinca in molti Paesi, per poter perseguire un programma comune, congiunto. Il disastro ecologico può essere risolto soltanto attraverso un movimento congiunto dei popoli.
La soluzione al terzo disastro che è la crisi spirituale è una rete di solidarietà globale che crei aiuto reciproco per una rinascita culturale. Dovete diventare idiventare i messaggeri di questo nuovo destino dell’umanità e Occupy Wall Street vi sta guardando, stiamo imparando da voi.
Il prossimo novembre ci saranno di nuove le elezioni negli Stati Uniti e abbiamo bisogno del vostro incoraggiamento, abbiamo bisogno di tutti voi, di dire a tutti del successo che state avendo qui in Italia. E dire che anche in America è possibile, per questo movimento, vincere le elezioni. Noi abbiamo bisogno di un popolo coraggioso, un popolo coraggioso che abbia voglia di lottare, per un nuovo mondo, Occupy Wall Street è fiera di voi. Grazie.

 


Paul Connett e rifiuti zero

Paul Connett è un professore americano di chimica della Standford University, il fondatore della strategia rifiuti zero, strategia messa dentro il programma del MoVimento 5 Stelle



Paul Connett ha scritto:

Sono venuto per la prima volta in Italia nel 1996, per aiutare le comunità in Toscana a combattere contro gli inceneritori. Il secondo giorno i ho incontrato Rossano Ercolini e insieme abbiamo iniziato a combattere gli inceneritori in tutta Italia. Alla fine degli anni '90 abbiamo iniziato a parlare di Rifiuti zero. Nel 2005 Beppe Grillo ha iniziato il suo blog e 5 mesi dopo ha creato "Gli Amici di Beppe Grillo". E Gli Amici di Beppe Grillo chiesero a Beppe che cosa dobbiamo fare? E lui diede loro un consiglio molto molto semplice, disse "tornate alle vostre comunità e miglioratele"! E questo ha cambiato la politica in Italia! Cioè ha cambiato la politica dal parlare parlare parlare, all’agire agire fare! Parlare al livello nazionale e agire a livello locale. Quando io ho iniziato a lavorare con queste comunità stavano lottando contro gli inceneritori. Ma poi con questo movimento abbiamo iniziato a lavorare, non più a combattere contro gli inceneritori, ma a collaborare con le comunità che erano interessate al concetto di Rifiuti Zero. E abbiamo visto un grosso cambiamento. No inceneritori! Siamo passati dalla passione del no alla passione del sì! No agli inceneritori e sì ai rifiuti zero. Sì, sì, sì! Vogliamo rifiuti zero. Si alla sostenibilità. Adesso l’Italia è quella che sta guidando il mondo in questo movimento, in questa azione di rifiuti zero. Sono già più di 200 comunità che hanno dichiarato rifiuti zero. Stanno dicendo queste sono le nostre risorse, non i nostri rifiuti! Questi rifiuti non sono per l’industria dei rifiuti, non sono per gli inceneritori, per la camorra, sono le nostre risorse! Queste comunità hanno acquisito potere, si sono responsabilizzate, stanno risparmiando e creando posti di lavoro. Dicono che l'acqua è la nostra non delle multinazionali! Dicono questo è il nostro cibo, non è il cibo trasformato geneticamente della Monsanto. L’Italia è un paese di 9 mila comuni, e si tratta di comuni, di comunità che sono fiere della loro storia, della loro cultura, del loro vino, del loro olio d’oliva, del loro cibo, slow food, alimenti organici, biologici. Rifiuti zero è una combinazione tra la responsabilità che si assumono le comunità e quelle che si assume l’industria. Per quanto riguarda la responsabilità della comunità si tratta di ridurre rifiuti, riutilizzare e riciclare i rifiuti e fare compost. Per quanto riguarda la responsabilità che si deve assumere l’industria abbiamo bisogno della riprogettazione, devono dire che se dei prodotti noi non li possiamo riutilizzare, riciclare, farne compost, l’industria deve pensare a riprogettarli, non li deve più produrre, ma riprogettare. Noi per il ventunesimo secolo abbiamo bisogno di un migliore design, di una migliore progettazione industriale. Il primo italiano che ha parlato di rifiuti zero era Leonardo Da Vinci! Penso che Beppe ci abbia fatto vedere come gravi siano i problemi che dobbiamo affrontare, però per quanto difficili siano le nostre battaglie, noi dobbiamo anche divertirci! Negli anni 60 io ero un attivista del movimento Pacifista contro la guerra del Vietnam e avevamo uno slogan, "fate l’amore, non fate la guerra". Adesso invece dobbiamo affrontare una guerra contro rifiuti, così il nuovo slogan sarà fate l’amore, non fate i rifiuti! Però ovviamente con l’età è un pochino più difficile, quindi il motto per me ora è "fate amicizia, non fate spazzatura"

 

 

Helena Norberg-Hodge e l'economia della felicità

La linguista e antropologa, considerata tra i 10 ambientalisti più influenti al mondo: "La soluzione è la localizzazione.
Helena Norberg-Hodge, è stata la prima occidentale, nei tempi moderni, a parlare correntemente la lingua ladaka. Negli ultimi 16 anni, ha trascorso sei mesi ogni anno in Ladakh, lavorando con la popolazione locale per proteggerne la cultura e l'ambiente naturale dai rapidi effetti della modernizzazione.

Per il suo operato, ha ricevuto nel 1986 il Right to Livelihood Award, conosciuto anche come l'alternativa al premio Nobel. Attualmente è presidente dell'International Society for Ecology and Culture e del "Progetto Ladakh", sua emanazione, ed è redattrice della più importante rivista ecologista europea: The Ecologist.



Helena Norberg-Hodge ha scritto:

Sono molto felice di poter parlare con voi perché il MoVimento 5 Stelle é in questo momento uno dei movimenti più interessanti e importanti al mondo.
Ho lavorato su questi temi per quasi quarant’anni e in più di dodici nazioni. Quello che voi rappresentate é esattamente il percorso che dobbiamo seguire. É un percorso che sta iniziando a emergere in molte nazioni diverse. Penso quindi che sia fondamentale, perché il M5S si rafforzi, collegarsi ad altri movimenti in tutto il mondo. Esiste un movimento di popolo che sta crescendo, una realtà oltre il mondo globalizzato in cui i media vogliono farci credere. Siamo portati a credere che la cosa più importante nella vita siano pezzi di carta, denaro. Siamo anche portati a credere che per i nostri governi sia più importante rispondere alle necessità delle banche, piuttosto che alle necessità delle persone. È un mondo impazzito, e grazie alle corporazioni dei media è molto difficile capire cosa sta effettivamente succedendo. Mi sento privilegiata, perché ho recentemente passato molto tempo in Cina, ho lavorato in India per molti anni e la mia rete di contatti include tutti i continenti. E' in corso la creazione, a partire dal basso, di un nuovo modello che riconosce che il problema fondamentale che affrontiamo oggi è che l’economia è cresciuta troppo. Non è la natura umana che ci ha portati a questa situazione ridicola, noi non siamo innatamente avidi e aggressivi, non è vero che esiste una qualche ragione evolutiva per cui l’economia diventa naturalmente sempre più grande. No. Il problema centrale è stato che i nostri governi, dai partiti di sinistra a quelli di destra, hanno deregolamentato le corporazioni e le banche internazionali, sovraregolamentando invece le economie locali e nazionali. Questo è stato fatto nel nome del libero scambio e del mercato libero. In realtà questo mercato è formato da enormi monopoli interconnessi, e il grande problema di queste strutture non è legato a una questione di chi è buono e chi è cattivo, ma ha a che fare con la loro scala. Questa struttura interconnessa di trilioni di dollari deregolamentati, flottanti e speculativi, collegata a corporazioni mobili, ha creato una forza, una pressione, che sta premendo su praticamente ogni governo. E praticamente ogni governo sta rispondendo ai bisogni di banche e corporazioni globali, invece che ai bisogni dei loro cittadini, o a quelli della madre terra.
Io la chiamo "economia dei droni". I droni sono aeromobili a pilotaggio remoto che fanno sì che qualcuno possa restare seduto a Las Vegas e uccidere della gente in Afghanistan, gente che non hanno mai visto, senza nemmeno sapere in quanti sono morti. Questo è quello che succede nella speculazione finanziaria: persone sedute da qualche parte nel mondo investono nell’acqua o nell’edilizia dall’altra parte del mondo, senza avere idea dell’impatto che avranno sulla gente o sulla natura. Il cambiamento fondamentale che dobbiamo incoraggiare è quello in cui l’economia viene riportata al suo posto, localizzata. Localizzazione: é questo il cambiamento sistemico attualmente in corso in tutto il mondo, attraverso letteralmente milioni di progetti e iniziative. Nel movimento di localizzazione, movimento che interessa anche l’economia della felicità, il fulcro è il riconoscimento del cibo come la cosa più importante che l’uomo produce. Il cibo è l’unica cosa che gli esseri umani producono che è necessaria per ogni persona sul pianeta ogni giorno della sua vita. Questo processo è stato relegato a un ruolo di poca importanza, mentre la pressione finanziaria e del capitale ha forzato gli agricoltori a produrre patate e mele identiche, come se stessero producendo palloni di gomma. Questa standardizzazione è strutturalmente collegata al mercato globale, il quale non può rispettare la diversità.
Per superare questo sistema che sta strozzando il lavoro, che sta distruggendo la democrazia e la diversità biologica, la chiave è adattare l’economia alla varietà della cultura umana e della diversità biologica. Il movimento per il consumo locale sta dimostrando che quando viene dato sostegno a fattorie diversificate su scala minore, è possibile aumentare la produttività anche fino a dieci volte. È meraviglioso vedere come questo stia succedendo in tutto il mondo, e sapere che uno dei movimenti sociali più grandi è Via Campesina, in cui una rete mondiali di duecento milioni di agricoltori si oppe al mercato globale e lotta per la sovranità alimentare, cioè per il diritto di produrre prima di tutto per la comunità locale, piuttosto che per Walmart, o piuttosto che usare i semi della Monsanto con i loro geni Terminatori.
Questo movimento ha il cibo come elemento centrale, ma si sta espandendo a ogni ambito. Nata in America, la Business Alliance for Local Living Economies è una delle prime coalizioni economiche nel mondo, ed è un movimento in cui piccole aziende locali formano una rete a supporto della nuova economia: un’economia a piccola scala, responsabile, che risponde alle necessità della gente e non spinge verso un consumismo cieco. Di nuovo, queste coalizioni di aziende ormai coinvolgono centinaia di migliaia di aziende nel mondo.
C’è poi un’altra parte del movimento per la localizzazione, ugualmente importante, che è la finanza locale. Il movimento per la finanza locale sta creando banche più responsabili, strutture che permettono investimenti locali per le aziende locali e per le necessità locali. Queste istituzioni dimostrano che bisogna lavorare a una scala in cui l’investitore e il produttore possono effettivamente vedere l’impatto delle loro azioni.
C’è quindi un modo per decentralizzare e localizzare che rispetta la diversità e che si sta già sviluppando. Dobbiamo spargere questa notizia e dire chiaramente che i vecchi sistemi, obsoleti, gerarchizzati, centralizzati, non funzionano. Sia la natura sia le persone hanno bisogno della diversità, della comunità, di connessioni. Tutte le tradizioni spirituali e di conoscenza parlano dell’unità della vita. L’unità, cioè l’interconnessione, l’interdipendenza che possiamo sperimentare solo se ci colleghiamo. Quindi colleghiamoci localmente e globalmente, superando le barriere imposte dalle corporazioni e dai media. Mostriamo al mondo come milioni di piccole iniziative, milioni di economie minori, possono rispondere ai bisogni dell’intera popolazione globale e a quelli del resto della creazione.
Ci troviamo di fronte ad una estrema minoranza. Sono meno, molto meno dell’1%, quelli che hanno insistito nell’inseguire un’idea di crescita e di progresso che ci ha fatti retrocedere, portando povertà, disoccupazione, precarietà finanziaria. Il numero di individui che spingono su questa strada sono davvero una piccola minoranza, mentre la grande maggioranza delle persone, più vicine alla vita e più vicine le une con le altre, stanno iniziando a dimostrare che esiste un’alternativa. Dobbiamo fare tutto il possibile per sostenerla, e la cosa più importante è spargere la notizia, far conoscere questa visione, senza scoraggiarci. Dobbiamo festeggiare, festeggiamo la vita, festeggiamo la bellezza e la gioia, e riconosciamo nel nostro cuore che l’economia della felicità è una realtà.
Il mondo vi sta guardando, il mondo conta sull’Italia, e conta sul MoVimento Cinque Stelle perché questo si rafforzi e si apra al resto del mondo, per collegarsi a tutti noi che stiamo iniziando la costruzione di una nuova realtà.

 

Alberto Sasso e l' efficienza energetica

Alberto Sasso, architetto nel settore della progettazione e dell'efficienza energetica.



Alberto Sasso ha scritto:

Mi fa molto piacere essere qui, ma sono anche un po’ depresso, perché io di questi argomenti: efficienza energetica, edifici passivi o roba del genere ne parlo veramente da tanti, troppi anni, con qualche esperienza in Germania. Pensavo che le cose in Italia fossero un pochino più rapide. Quelle che porto oggi non sono lamentele, ma proposte.
Due proposte, una è relativamente alle opportunità economiche che ci sono in Italia e che sono nascoste, ma che tutti voi, tutti, ciascuno di voi, ha, e cioè l’enorme patrimonio edilizio, cioè le case, totalmente inefficienti. Spesso e volentieri si parla di energie rinnovabili, è assolutamente giusto, ma il concetto di energia rinnovabile non ha valore se prima non si procede con una grandissima efficienza del patrimonio immobiliare. Noi abbiamo degli edifici vecchi, il 98% degli edifici italiani risalgono a prima degli anni '60 e '70, significa edifici come questi, certamente interessanti e molto belli, ma che consumano una enormità di energia, e quella energia la paghiamo tutti noi, tutti voi la pagate come bolletta per il riscaldamento, tutti voi la pagate come bolletta di riscaldamento delle scuole, dei comuni, sono migliaia di euro, milioni di euro in complessivo, CO2 che viene prodotta per mantenerci caldi con uno spreco immenso. Solo recentemente la comunità europea ci impone, ci chiede, ci implora di arrivare a edifici a energia quasi zero, quindi edifici di tipo passivo. Avremmo dovuto pensarci prima! E' importante capire quanto consuma la propria casa, esattamente quanto sapete quanto consuma la vostra macchina, perché la maggiore parte del patrimonio edilizio italiano è scadente! È opportuno che venga fatto un ragionamento di riduzione di questi consumi, perché con i soldi che effettivamente si possono risparmiare noi potremmo fare mille e mille altre cose. Cito alcuni esempi per farvi capire che cosa vuole dire efficienza energetica e edifici in standard di basso consumo passivo. Uno per esempio che è arcinoto, io ho mandato anche Beppe a vederlo, e vi invito tutti a andarlo a visitare, è un edificio realizzato in 5 anni dalla decisione di progetto alla realizzazione, a Bolzano, di fianco alla stazione di Bolzano, quindi in Italia, al di là di tutto, era un edificio di proprietà delle poste che è stato acquistato e trasformato nella nuova sede della provincia autonoma di Bolzano. Questo edificio aveva 270 chilowattora di consumo… 270 chilowattora al metro quadrato anno di consumo energetico, un edificio molto scadente, è stato trasformato, con un aumento di volumetria in un edificio in standard passivo! Ci sono voluti 5 anni, ,a la bolletta energetica è passata da 90 mila euro anno, soldi pubblici, a 4 mila euro anno! In 5 anni! Poco più di 5 anni! La spesa di 7 virgola 6 milioni di euro è rientrata, grazie a questo enorme efficientamento. Io lo trovo fenomenale.
Un altro esempio è invece a Linz, in Austria, molto più ambizioso, di nuovo un edificio residenziale. Con una tecnologia molto interessante, di prefabbricazione a altissima efficienza energetica, sono riusciti a trasformare con coibentazione a altissima prestazione, con ventilazione con il recupero di calore, con sostituzione di finestre, andiamo avanti. L’edificio da 179 chilowattora metro quadrato anno, neanche tanto, è passato a 14 virgola 4! Un edificio oltre che passivo! Da 500 mila chilowattora anno di energia, buttati nel cesso, scusate, per riscaldare sono passati a 45 mila. Da 14 mila euro di riscaldamento a 1273. Ognuno di voi, casa vostra, se è nella media tra 80 e 100 metri quadrati, se siete nel nord Italia pagate più di mille euro di riscaldamento, con quella cifra lì ci scaldano un intero palazzo. È una cosa fenomenale.
Sono opportunità di lavoro, sono know how, sono cioè capacità di professionalità, inespresse, rendetevene conto tutti! Ai laureati, alla università, alle aziende, c’è lavoro per tutti, per tutti! Andiamo avanti. E poi il vecchio, ragazzi il vecchio! Non c’è volta che non capiti il discorso sì, ma il nuovo, il nuovo è il due per cento dell’esistente, vale niente dal punto di vista energetico, il vecchio è il 98. L’Italia dovrebbe farsi capofila di una ricerca, della capacità di rendere efficiente, iper efficiente, gli edifici.
E poi un progetto a cui tengo molto, credo che sia un progetto molto interessante e ringrazio anche Beppe, con cui avevamo discusso tempo fa, di darmi l’opportunità di parlarne, che si chiama "riabitare le Alpi". Tutti noi, che abitiamo in città, pensiamo che il mondo finisca ai confini di una città, ma non è così! Esiste una quantità di territorio immenso, meraviglioso, degno di nota, che sono i territori ai margini, che sono questioni che sono in sofferenza adesso, che sono, per esempio, i borghi alpini, io sono partito da questo, dai borghi alpini. Insieme a altre persone abbiamo costruito un modello e stiamo costruendo un modello di rivitalizzazione del patrimonio esistente, non sto parlando delle case a tre mila metri, ma di quei borghi che sono anche in Liguria e che sono poco abitati, in Francia sarebbero assolutamente tenuti in maniera perfetta, da noi sono spopolati. Perché la città è diventata accentratrice di persone che poi non trovano lavoro, non hanno un terreno da coltivare, non hanno opportunità. Ci sono solo in Piemonte più di 5 mila edifici in stato di abbandono, in posti che sarebbero recuperabili con infrastrutture, strade, opportunità di lavoro. Esistono terreni a disposizione per essere coltivati, per generale reddito e sono progetti che devono portare le infrastrutture tecnologiche, per permettere di avere la connettività, ma banda larga, poter avviare la ricoltivazione dei territori, opportunità di aziende, di lavoro, siamo di nuovo lì. E' l'opportunità di riqualificare edifici esistenti, conservando, è un progetto a cemento zero! Ci sono tante situazioni in Italia dove sarebbe possibile procedere. Andiamo oltre. Bisogna andare oltre per iniziare.

 


Nils Christie e le carceri senza senso

L'intervento di Nils Christie, sociologo e criminologo, al V3DAY.


Nils Christie ha scritto:

Grazie per avermi invitato, comunque non era necessario mantenere la temperatura norvegese per tenermi qua questa sera, poteva fare più caldo. Noi veniamo da un Paese molto pacifico, solitamente ci uccidiamo molto poco da noi, però le cose non sono sempre state così. All’epoca dei vichinghi eravamo guerrieri e uccidevamo molto. Ma dopo i grandi tempi devi vichinghi noi siamo stati costretti a vivere e sopravvivere con le nostre risorse. Praticamente le attività principali erano quelle della pesca, della caccia, e poi eravamo molto pochi come popolazione e era quindi molto importante creare la fiducia reciproca, per poter sopravvivere.
Per esempio se la mia barca fosse distrutta, rovinata a seguito di una tempesta in mare, i miei vicini mi avrebbero aiutato a ricostruirla. E effettivamente siamo riusciti nel tempo, nei secoli, a mantenere questo tipo di collaborazione. E la cooperazione, la collaborazione, si basa proprio sulla fiducia reciproca, ma questa fiducia è qualche cosa che bisogna anche guadagnarsi. E poi con il passare dei secoli ci sono stati i sindacati, che hanno aiutato alla realizzazione dello stato sociale, del wellfare state. Però la condizione fondamentale della fiducia reciproca è che si vede l’altro come essere umano.
Nel mio lavoro e nella mia professione, ho intervistato moltissimi criminali, moltissimi omicidi, e poi ho intervistato anche delle persone che però pure trovandosi in situazioni simili non sono arrivati all’omicidio. Per esempio mi sto riferendo a quello che è successo nella seconda guerra mondiale, c’erano dei campi, campi di concentrazione, creati dai tedeschi. In questi campi di concentramento alcune delle guardie erano molto violente e uccidevano i prigionieri, altre invece no, perché? Perché vedevano i prigionieri come esseri umani, anche loro. Invece rispetto a coloro che erano violenti, i non violenti, quelli che non uccidevano i prigionieri, appunto vedevano dall’altra parte delle persone, degli esseri umani come loro.
E queste cose comunque continuano, per esempio uno dei principali giornali, la scorsa settimana, ha organizzato una specie di esperimento: hanno per esempio lasciato, distribuito, nella città venti borsellini, con dentro del denaro e dei documenti, li hanno distribuiti, abbandonati come appunto fossero stati persi, dai proprietari, in tutta Oslo. Nel giro di pochissimi giorni 15 di questi venti borsellini sono stati riportati al giornale.
Così se noi vogliamo mantenere lo stato del wellfare, lo stato sociale, noi dobbiamo conservare questa fiducia reciproca tra le persone, altrimenti ci saranno grossi problemi. Uno dei problemi più grossi è che abbiamo scoperto quel maledetto petrolio, e quindi ci siamo arricchiti, e questo per uno stato sociale può rappresentare una cosa terribile. Ma che cosa c’è di male nell’essere ricchi? Il pericolo, da questa situazione, dell’essere ricchi, è che si inizia a credere di essere indipendenti.
Cioè si inizia a credere di potersi arrangiare da soli. E ci dimentichiamo che abbiamo bisogno di tutti gli altri, di tutti i noi, come siamo qui questa sera, per veramente prenderci cura di tutti gli altri e di prenderci cura del nostro paese. Quindi si arriva in una situazione in cui il vicinato, i nostri vicini, non sono più importanti, invece i nostri vicini ci vedono, si possono prendere cura di noi, se ci conosciamo. C’è un altro aspetto che se questa attenzione da parte dei vicini sparisce, all’interno di un quartiere, a questo punto entra la polizia quindi penso che sia essenziale trovare dei modi per proteggere, per mantenere i nostri quartieri, l’importanza del vicinato, fare sì che le persone non si sentano isolate, non si sentano sole. Per esempio in Norvegia è possibile sapere quanto guadagnano i nostri vicini e quante tasse pagano.
Mi ricordo per esempio che passato c’era nel nostro quartiere un vicino che era sempre molto elegante, con una moglie, sempre molto bene vestita. Invece secondo quello che si vedeva dai documenti ufficiali lui non pagava niente di tasse. E ovviamente si trattava di molto tempo fa, c’era ancora in vita mio padre, e mio padre allora mi aveva detto io con quell’uomo non ci voglio parlare. Un modo per mantenere, per proteggere i nostri quartieri, il nostro vicinato, è di suddividere le grandi città, le grandi metropoli. Per esempio io proporrei di suddividere questa città di Genova, che più o meno ha una popolazione come quella di Oslo, in tanti piccoli villaggi, in tanti piccoli paesi. In questo caso i vari paesi, villaggi, potrebbero meglio controllare quelle che sono le proprie attività, per esempio all’interno di ogni singolo quartiere, paese, ci potrebbe essere una stazione di polizia, questi poliziotti non arresterebbero molte persone in questo caso, proprio perché i vicini si conoscono, gli uni con gli altri, c’è molta più conoscenza tra le persone e non solo, ci sarebbe quasi una specie di controllo da parte del vicinato. In questo modo il vicinato, tutto insieme, con la polizia, potrebbero risolvere i problemi principali. Lo stesso dovrebbe valere anche per tutti i servizi sociali. Bisognerebbe decentralizzare i servizi sociali, in modo che siano vicini alle persone che seguono e che assistono. Ovviamente un’altra cosa importante è quella di cercare di non creare un paese criminale, quale potrebbe essere la migliore università per quanto riguarda la criminalità? A quale potrebbe essere migliore scuola di criminalità se non la prigione? Quindi visto che la prigione rappresenta una università del crimine, dovremmo trovare, individuare dei sistemi alternativi alla prigione, al carcere, diciamo che in Italia la situazione è abbastanza buona, infatti la percentuale di carcerati rispetto alla popolazione è relativamente bassa, infatti per esempio ci sono 170 carcerati su 100 mila persone.
E come avete appena sentito da Beppe, invece negli Stati Uniti abbiamo una mostruosità per quanto riguarda il numero dei carcerati.
Infatti attualmente ci sono più di due milioni di carcerati negli Stati Uniti. In particolare dovuto a delle leggi antidroga assolutamente idiote. Fa molto freddo, quindi non voglio prendere troppo del vostro tempo, però voglio solo aggiungere ancora un punto: il vero progresso per quanto riguarda il sistema dei controlli nel mio paese, appunto la soluzione, quello che stiamo facendo da noi, ma anche in altri paesi, è proprio di creare una specie di forum, di comitato, per risolvere i principali conflitti sociali. Diciamo per esempio che mi hanno rubato la bicicletta, la ritrovo, è possibile che anche la polizia mi abbia aiutato a ritrovarla, a me non interessa che la persona che me l’ha rubata vada in prigione, io voglio indietro la mia bicicletta, però voglio vedere in faccia chi me l’ha rubata, voglio sapere infatti che cosa ha fatto con la mia bicicletta, infatti si tratta di una bella bici, voglio poi che mi aiuti a ripararla, però non gli voglio creare altra sofferenza, infatti le prigioni sono praticamente un sistema per somministrare intenzionalmente la sofferenza alle persone. Quindi in uno stato decente e qui in Italia, che rappresenta la culla della cultura europea, noi abbiamo essere più gentili gli uni con gli altri e dobbiamo tornare ai nostri vecchi valori e i valori si basano sulla gentilezza e non sulla tortura.
E a questo punto come ultimo ringraziamento vorrei aggiungere penso che questo che vediamo oggi rappresenti l’inizio di qualche cosa di molto importante, perché quello che state facendo qua è il semplice riunione tra persone diverse, e secondo me grazie al vostro movimento avete in un certo modo ricreato la visibilità. Siete riusciti a dimostrare come i politici si siano allontanati da coloro che li avevano votati. E in un certo senso avete ricreato la struttura del paese, del villaggio, e avete fatto vergognare tutti coloro che si sono allontanati da quelli che erano i valori di base.

 


Dario Fo e il valore della cultura

L' intervento di Dario Fo, premio nobel per la letteratura, a OLTRE V3DAY di Genova.


Dario Fo ha scritto:

Sono felice di essere qua! Ma tanto felice! Io vorrei svolgere davanti a voi un discorso sulla cultura e sul suo valore in una società civile.
I grandi... esperti mondiali di economia fino dall’inizio della crisi internazionale che stiamo vivendo hanno denunciato con grande vigore che quell’immane catastrofe che ci ha scaraventati in ginocchio è il risultato di una vera e propria truffa combinati a attraverso l’utilizzo dei cosiddetti derivati e dei titoli spazzatura. A dimostrazione di quello scempio abbiamo visto qualche anno fa dall’America un servizio in cui venivano rappresentati migliaia di impiegati con le loro pratiche infilate in cartoni che se ne uscivano licenziati in tronco dagli istituti di crediti americani caduti in rovina. L’onda malefica è giunta poi fino a noi, presentata in altri termini ma con le stesse truffalderie. Tutti i nostri governanti che si sono succeduti in questi ultimi anni ci hanno parlato subito con il cuore spezzato dal dolore dei sacrifici che tutti, ripeto, tutti gli italiani equanimamente, come diceva il professore Monti, ricchi e poveri, abbienti e straccioni, avrebbero dovuto sopportare, per salvarci dal baratro in cui stava cadendo tutta la nazione.
E qui è arrivata la più grande, ripeto, la più grande, frode finanziaria a dire poco spietata! Chi ha pagato e continua a pagare queste debito togliendosi dalla propria tasca fino all’ultimo denaro? Soltanto gli operai! I piccoli risparmiatori, gli impiegati in bilico, le donne, i giovani, i pensionati! Una rapina sui diseredati per salvare chi?! La nazione?! No! Le banche e le multinazionali! Gli speculatori, i furbi, sono rimasti indenni, anzi ne hanno avuto vantaggio, molti tengono il loro capitale nascosto qua e là nei paradisi fiscali. Ormai è chiaro, il Paradiso è solo per i potenti e i manigoldi.
Tra qualche giorno lo dirà anche il nostro beneamato Papa Francesco, e noi stupiti per tanta spudoratezza del potere economico che si fa? Si resta con la bocca spalancata emettendo ogni tanto qualche gemito classico dei fottuti da sempre?! No per Dio! Oltretutto non è sempre andata così! C’è stato un tempo di cui di fronte alle angherie e rapine si reagiva eccome, a iniziare dall’epoca antica in cui si sono fondati i comuni, circa mille anni fa, allora fare il politico non era una professione per gli scaltri, ma un diritto e un dovere per ognuno. I responsabili delle libere repubbliche in Italia davano molta importanza alla conoscenza, quindi alle biblioteche, università e accademie. Le sovvenzioni per sostenere la cultura erano elargite in abbondanza perfino più tardi all’epoca delle signorie, con i principi e i duchi, il Vitale bisogno d’arte di sapere era così profondamente entrato nello spirito di ognuno da non poterne fare a meno! Così che oggi in Italia, grazie a quell’antico amore per la bellezza e il sapere, custodisce un enorme patrimonio culturale.
Godiamo di una straordinaria quantità di capolavori, monumenti, biblioteche, che però facciamo fatica a gestire e mantenere attive, anzi le lasciamo andare in rovina, ogni giorno frana qualche cosa, ma come è che i dirigenti, salvo ultimamente il nostro Caimano preferito, non franano mai?! Anzi vengono scaricati sì, ma con buone uscite da nababbi. A me capita spesso di recarmi all’estero per allestire spettacoli e recitare, e incontro molti giovani italiani costretti a emigrare in università d’altri Paesi per poter arricchire le proprie conoscenze, quei giovani devono sopportare grandi sacrifici, spesso impararsi da zero una lingua e soprattutto accettare lavori pesanti e male retribuiti, come le pulizie notturne negli uffici, i camerieri, i facchini, pure di riuscire a pagarsi gli studi. Oltretutto una volta terminato il proprio percorso formativo in grande numero questi laureati trovano facilmente lavoro in aziende straniere e quindi non conviene loro tornare in Italia! Così ecco che, come se non bastasse, perdiamo un numero incredibile di talenti, che avrebbero significato un bene inestimabile per il nostro paese e economia, ma come mai siamo arrivati a questo livello?! È semplice, i responsabili culturali dei vari governi che ci sono stati alla guida dell’Italia sempre meno hanno ritenuto importante investire nel sapere e nell’arte. Infatti quando un governo deve nominare un ministro alla cultura, chi scelgono? Sempre degli incapaci!
E soprattutto personaggi di scarto, che non si saprebbe dove piazzare? Dove lo sistemiamo questo imbecille calvo? Alla cultura naturalmente, ce lo tiriamo via di mezzo. A riprova di questo c’è stato un nostro ministro dell’economia, un certo… Tremonti, che con prosopopea ha dichiarato "con la cultura non si mangia!" Una imbecillità a dire poco galattica! Di contro proprio in queste ultime settimane il governo Francese, ripeto, il governo Francese, ha dato notizia,ha detto l’ambito in cui l’economia si ritrova in maggiore vantaggio in quella nazione non è più l’industria automobilistica, giacché essa è stata di gran lunga sorpassata dalla gestione dei beni culturali. Questo succede quando una nazione è cosciente dello straordinario potenziale che sta nel sapere, e noi come possiamo essere così disinformati e inetti?! Da dove viene questo… tracollo?! Fate caso, in questi ultimi anni abbiamo assistito e partecipato a un numero enorme di elezioni regionali, comunali, provinciali, ebbene, in nessuno di quelle campagne si è avuta mai l’occasione di incappare in un solo politico di professione che trattasse con serietà nel suo discorso la questione dell’informazione, del conoscere e della scuola, mai! Come dicono oggi tutti gli oratori che trattano di politica si parla esclusivamente alla pancia degli elettori, non al cervello, la pancia, il pensiero è un optional di poco conto.
Oltretutto oggi andando all’estero ci rendiamo conto che la nostra reputazione presso tutti i paesi d’Europa e d’America si è spaventosamente abbassata. Gli stranieri, come scoprono che siamo italiani, fanno battute ironiche sulla nostra situazione finanziaria e soprattutto politica, sulla nostra credibilità morale, sghignazzano sui nostri governanti e manca poco che ci si senta trattare a nostra vostra da cialtroni senza dignità e coraggio civile!
Purtroppo noi davanti a quel disprezzo non sappiamo come reagire, ma che cosa è successo? Che cosa è successo?! È chiaro, abbiamo seppellito la nostra memoria! E con lei il tempo della dignità e dell’orgoglio. I foresti, come noi li chiamavamo secoli fa, si guardavano bene allora di disprezzarci, giacché in ogni stagione venivano volentieri, scendevano da noi, sia per fare affari che per conoscere le nostre città, da tutti elogiate per le architetture dallo stile inimitabile, i giardini, lo stato delle acque, con canali e fiumi, navigabili per chilometri e chilometri, in quel tempo frotte di giovani dall’estero venivano nelle nostre università di enorme prestigio, per apprendere scienza, filosofia e arte, noi eravamo maestri in ogni disciplina! La cosiddetta meccanica era salita nei nostri cantieri al livelli straordinari, si costruiva impiegando macchinari ideati da noi, sia nell’edilizia che nella marineria, celebri erano i nostri navigatori, meglio capitani di Navi, scopritori di terre, che ancora oggi portano i loro nomi, gli arsenali di Venezia e di Genova erano in grado di costruire una intera flotta di navi in pochi mesi, usando la tecnica dell’assemblaggio dell’imbarcazione direttamente sul luogo dove si tagliavano gli alberi, cioè sulle montagne, dove si montavano gli scavi e li si faceva giungere al mare attraverso fiumi e canali.
Purtroppo eravamo anche tra i migliori fabbricanti di ordigni da guerra, vedi cannoni e Spingarde, ma il nostro livello più alto veniva raggiunto dell’arte di costruire Chiuse, per regolare lo scorrere delle acque, e strumenti musicali, che andavano dagli organi i venti canne alle chitarre a 5 corde e alle viole.
Ultimamente in Cina, in Cina, hanno trovato un liuto costruito nel 300 in Italia. Egualmente eravamo capaci di impiegare a meraviglia quegli strumenti, si componevano melodie liriche da cantare, si mettevano in scena opere buffe, tragiche, con numerosi interpreti, sia cantori che musici, anche gli stranieri che si ispiravano alle nostre opere, usavano cantare nel nostro idioma, in italiano! Ma anche i teatri dove esibirsi erano costruiti da nostri architetti, spazi dove l’acustica era perfetta, e reggeva a canti e contrappunti eseguiti da un coro di 50 voci insieme! Così ancora oggi andando intorno per paesi come la Russia, Irlanda, Svezia, Finlandia, non facciamo che scoprire teatri e palazzi costruiti da maestri italiani, tanto che la Regina Elisabetta, la prima, al tempo di Shakespeare, gridò seccata, "basta con questi italiani, che ci troviamo tra i piedi ogni due minuti, sembra che abbiano inventato tutto loro!" E in verità stavamo proprio esagerando!
Inventavamo poesie d’amore e satire esilaranti e eravamo grandi pittori, nella sola Firenze, ripeto nella sola Firenze, si trovavano a fare dipinti nelle loro botteghe artisti in tale numero e di tale grandezza quanti non se ne trovavano nell’intera Francia, dicono che i mercanti delle Fiandre, che scendevano in Italia a vendere i propri tessuti preferissero non tornarsene con il denaro, ma con dipinti, su tela, arrotolati come tubi, le monete doro erano più pesanti della Tela e soprattutto quei rotoli tenuti sotto le ascelle non destavano le attenzioni dei briganti, che non si intendevano d’arte! Proprio come oggi i nostri amministratori!
Ma come si può? Ah, ma come si può risalire al tempo di questa nostra età dell’oro e della dignità? Come è successo che all’istante sia andato a scatafascio?! Chi ci ha trascinato in questa voragine? Forse la malasorte o i migliori di noi se ne sono andati in altri continenti? C’è stata una metamorfosi genetica del nostro DNA così che da maestri che eravamo ci siamo trasformati in cialtroni? O è piuttosto l’ignobile cinismo con cui abbiamo, o meglio hanno, accettato i nostri governanti di convivere con la peggiore criminalità organizzata di tutto il pianeta? La mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Assistendo spesso indifferenti al sacrificio di magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine che cadevano a opera di quei criminali nel tentativo di debellarli.
E il ricatto organizzato da certi apparati industriali? Che pure di ottenere vantaggi spostano in altri paesi come pedine di una tombola delle morte le imprese nate da noi grazie al finanziamento statale, cioè dei contribuenti, ancora da noi?! E sono le altre industrie, vedi l’Ilva, l’Ilva di Taranto, che lucrano sulla disperazione degli operai, che devono scegliere se crepare di fame, da licenziati, o avvelenati dall’inquinamento degli scarichi industriali?
Ma dico non ci sono leggi che lo impediscono e tribunali che mandino in galera i padroni di questa macchina da stragi? Sì che ci sono! Ma nello stesso tempo ci sono anche i politici, che accettano denaro sottobanco per convincere i lavoratori a tornare nella gabbia finale della mattanza. Ecco, finalmente abbiamo trovato il fulcro del problema, i politici! E la politica!
Dove si eleggono, come rappresentanti del proprio degli inquisiti per frode fiscale, truffa, connivenza con la mafia e ci si scanna per salvare un criminale pregiudicato, dove leggi come quella contro il conflitto di interessi sono bloccate da venti anni e state tranquilli, anche con l’attuale governo non verranno messe neanche in programma! E intanto le leggi vergogna restano intoccabili! Dove gli evasori riescono in grande numero a sottrarre al fisco miliardi di Euro senza incorrere in alcuna sanzione e poi ci si meraviglia, scoprendo che il più grande partito in Italia, che raggiunga il 40 e più per cento dei consensi è quello in cui l’elettore rifiutano di votare.
E a questo punto voglio chiudere ricordando un breve lazzo che ripeteva sempre Franca, a proposito... A proposito di Franca come mi piacerebbe che fosse qui a ascoltarci questa sera… "Francaaaaa".. ecco la favola raccontata da Franca: "In una farsa antica Arlecchino si trovava sulla Luna e di lassù guardava la terra e puntando verso l’Italia si chiedeva ma come si può salvare quella massa di incoscienti che si stanno distruggendo da soli? E Brighella gli rispondeva, ma l’unica sarebbe ribaltolarli tutti…". Che cosa vuole dire ribaltarli? Bisogna decidersi a rovesciare tutta la baracca! E sia chiaro, non basta tentare di aggiustarla mettendo una toppa qua, una vita di là, una mano di colla e ritrovare fiducia nelle istituzioni! No… a questo punto la fiducia è morta! Con la speranza e l’ottimismo! Voi ce la avete massacrata! Bisogna tirare il sipario e dietro cambiare scena completamente, per fare pulizia in un salone dove i topi e gli scarafaggi la fanno da padrone non basta chiamare una truppa di gatti che li sbranino, quel genere di topi, onorevoli, sono in grado di corrompere anche i gatti! L’unica soluzione è buttare fuori tutti quelli che hanno preso possesso di tutto il palazzo e poi annaffiarli con pompe per l’incendio e quelli che non ci riesce di ripulire si buttano tutti! Senza pietà. Sempre ricordando che noi siamo democratici, ma non moderati, per Dio!

 


Siamo davvero OLTRE


Nikilnero ha scritto:

Chi l’avrebbe mai detto, siamo ancora qui, nonostante tutto e tutti. Nonostante il vento contrario di stampa e media nazionali la piazza continua a riempirsi e stupire gli scettici. Chi l’avrebbe mai detto dopo quel lontano e straordinario 8 settembre a Bologna e una Torino stracolma di entusiasmo qualche anno dopo, rivivere quelle stesse sensazioni, le stesse emozioni la stessa voglia di andare avanti. Genova ha raccolto nella sua immensa piazza un mare di gente in cerca di risposte e di un futuro da regalarsi. Siamo andati davvero oltre, abbiamo raccolto il frutto di anni di lavoro. Veri cittadini in mezzo alla gente ad assorbire suggerimenti e critiche. Un turbinio di domande e risposte in un immenso agorà. Il V3Day ha mille anime e migliaia di cuori che battono tutti per lo stesso scopo: mantenere in vita il nostro Paese. Il mio cuore c’era anche questa volta e ci sarà anche la prossima.

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Autore: Antonio Liggieri
Esperto di computer e in sicurezza informatica, webmaster, webdesigner, webdeveloper e webmarketer. Sono il fondatore di WORCOM. Amo l'informatica, le arti marziali e il bodybuilding.


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